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ROMA VISTA DAI PITTORI-FOTOGRAFI DEL SECONDO '800
La fotografia vedustistica dal “Circolo del Caffe' Greco”
alla fotografia commerciale 1847-1890

18 aprile - 10 maggio 2008


Alcuni appassionati della nuova scienza artistica denominata Fotografia, dotati di spiccate qualità tecnico/formali – tra cui il conte Frédéric Flachéron (1813- 1883), Eugène Constant, l’architetto Alfred-Nicolas Normand (1822-1909), Giacomo Caneva (1813-1865) e James Anderson (1813-1877) - si riunirono e lavorarono assieme, tra la fine degli anni Quaranta fin verso la metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento, divenendo tra i maggiori interpreti della fotografia mondiale dell’epoca. Essi in particolare diedero vita alla celebre scuola di “Pittori-Fotografi”, oggi denominata “Scuola Fotografica Romana”,ma nota anche come “Circolo del Caffe’ Greco” dal luogo dei loro incontri e teatro di discussioni, il famoso caffe’ di via Condotti.
Le maggiori notizie sul gruppo si ricavano da un articolo del chimico e dilettante fotografo inglese Richard W. Thomas il quale , durante il suo viaggio a Roma del 1852, incontra e frequenta gli artisti romani e, al suo ritorno, scrive l’articolo “Photography in Rome” (The Art Journal, Maggio 1852) raccontando l’attività del “Circolo”.
Lo spirito che la “Scuola Fotografica Romana” aveva nell’eseguire le fotografie nasceva dalla cultura artistica dei principali componenti del gruppo: Frédéric Flachéron era incisore, specializzato nella realizzazione di medaglie, Eugene Constant e Giacomo Caneva provenivano dalla pittura, il primo si definiva “artist peintre à Rome”, del secondo, che si definiva “pittore prospettico” si conoscono alcuni dipinti di vedute romane tra le quali il Pantheon e il Tempio di Vesta; Alfred-Nicolas Normand, “pensionnaire” a villa Medici, era invece architetto e quindi vedeva la fotografia come un mezzo documentario e le sue rare fotografie hanno inquadrature semplici ed essenziali.
Il loro linguaggio fotografico era dettato quindi dalla loro preparazione artistica e ispirato dall’antica scuola vedutistica che si era sviluppata a Roma, influenzata da quel modo particolare di riprendere le grandiosità illuminate ed ombreggiate dalla caratteristica luce di Roma che per alcuni secoli aveva influenzato pittori, disegnatori ed incisori di tutta Europa.
Normalmente i membri della “Scuola Fotografica Romana” utilizzavano per le loro riprese il negativo di carta de-nominato “calotipo” dal suo inventore Henry Fox Talbot, più semplice del dagherrotipo, ma soprattutto molto più adatto al tipo di fotografia da loro effettuata.
Non tutti però utilizzavano il negativo di carta, sicuramente almeno Eugéne Constant eseguiva le sue fotografie col negativo di vetro all’albumina, difficile tecnica che egli imparò direttamente dal suo inventore Abel Niepce de Saint -Victor nel 1848. Tale procedimento fu certamente impiegato, per un certo periodo, anche da James Anderson e da Pietro Dovizielli. La finezza e la particolare separazione tonale della lastra albuminata si mette in netto contrasto con la mor-bidezza e granulosa pittoricità del calotipo.

Col tempo, il gruppo cominciò a sciogliersi per scelte personali o per aver terminato il periodo di “pensionnaire” a villa Medici; rimasero Giacomo Caneva e James Anderson, i veri professionisti: essi presero ad ampliare il loro reperto-rio, il primo fotografando preferibilmente scene di genere e luoghi agresti da utilizzarsi come modelli mnemonici e pro-spettici per pittori, il secondo riprendendo sistematicamente i monumenti antichi, i palazzi barocchi e le opere d’arte ed unendole in una raccolta a catalogo destinata alla vendita al pubblico tramite canali professionali.
Accanto ad essi si erano nel frattempo avvicinati alla fotografia, convertendosi alla nuova scienza figurativa, nuovi personaggi come Pietro Dovizielli, Tommaso Cuccioni (1790-1864), il fantomatico A. de Bonis, il già citato Robert MacPherson ed alcuni altri ottimi artisti, italiani e non, la maggior parte di essi con un passato proveniente dall’arte pittorica come ad esempio, per nominarne ancora alcuni, Carlo Baldassarre Simelli, Gioacchino Altobelli (1825-1878), Pompeo Molins (1827-1893), Michele Petagna, Robert Eaton (1819-1871).
In questo nuovo periodo e fino al 1870 circa, emersero alcune figure artistiche di alto livello come Gioacchino Altobelli ed il suo socio Pompeo Molins, famosi per comporre raffinate immagini fotografiche in cui spesso appaiono, vicino ai monumenti, dame e cavalieri in abito elegante o gendarmi in alta uniforme. Le opere di Carlo Baldassarre Simelli ed A. de Bonis furono invece meno commerciali ma la loro produzione fu, sia artisticamente che qualitativamente, tra le più alte in assoluto. Non meno apprezzati furono Antonio D’Alessandri ed i suoi due fratelli, Michele Mang, Giuseppe Ninci, Robert Rive, Enrico Verzaschi.
I soggetti ritratti erano logicamente quelli preferiti dai ricchi viaggiatori del “Grand Tour” che facevano di Roma la tappa essenziale del loro lungo viaggio: monumenti antichi e moderni di Roma ed anche della campagna Romana, le statue dei musei Vaticani e dei musei Capitolini e le grandi opere pittoriche di Raffaello, Michelangelo, Tiziano, Guido Reni e tanti altri autori.
In seguito (dagli anni ‘70 fino alla fine del secolo), anche a causa della caduta dello stato Pontificio ed al fatto che Roma divenne quindi capitale d’Italia, apparvero sempre più numerosi nuovi artisti, i più erano fotografi ritrattisti richiamati dalla nuova capitale, provenienti dalla provincia e da altre regioni, specialmente dal Piemonte e dalla Toscana; alcuni scomparvero in breve tempo come l’inglese Edward Watson, Francesco Petagna, Francesco Sidoli. Altri rimasero attivi con i loro studi fo-tografici per diversi anni, come Domenico Anderson (figlio di James), Eugenio Chauffourier, Romualdo Moscioni, Ludovico Tuminello e Cesare Vasari ed i loro archivi, alla fine della loro carriera, o andranno dispersi alle vendite all’incanto come la maggior parte dei negativi di Tuminello, o entreranno a far parte delle raccolte pubbliche come per Moscioni e Vasari.

Marco Antonetto


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